Le famiglie di Pertica Bassa

Tra i Pirlo c’erano i Pio nóni, i Berlöch e i Pipi. Móndi e Belèhe erano due rami dei Laffranchi

BresciaOggi, 25 gennaio 2006

Il paese di Pertica Bassa non esiste; esistono piuttosto le frazioni che lo compongono e che furono amministrativamente aggregate. Manca, perciò, un collante antico che le unisca, che ne faccia una comunità viva e partecipata.
Tanto è vero che gli antichi asti, legati all’epoca in cui esistevano i comuni separati, e le vecchie beghe che si erano manifestate nei soprannomi che reciprocamente si scambiavano tra di loro, tuttora permangono.

Gli abitanti

Così gli abitanti di Avenone sono soprannominati Scarpe löstre de Venù, quelli di Levrange sono detti i Petochì o anche gli Aocàc’; quelli di Ono Degno sono sempre stati conosciuti come Le Córne o i Pàoi de U. Gli abitanti di Forno, invece, poiché vi convergono tutte le famiglie dei dintorni, sono soprannominati Péi de méle tópe, che si interpreta come «pelli dalle mille toppe» oppure anche in altri modi; tuttavia sono anche detti i Magatù.

 

Le famiglie

I cognomi delle famiglie non sono molti ed è giocoforza attribuire ai rami dello stesso ceppo famigliare dei soprannomi che li distinguano.

Se incominciamo a ricordarli partendo da Avenone, dobbiamo citare una famiglia Bonomi, soprannominata i Rampa; un’altra, sempre dei Bonomi, è ricordata come i Todèsch. Molte altre si sono estinte.
Del ceppo dei Flocchini possiamo ricordare gli Ascanio, i Pehoclì, i Sopetì, i Rave e i Franche.
Sono sempre Flocchini i Grahì e i Brochète.
Molte sono ancora le famiglie dei Ghidinelli presenti nel centro di Avenone; ecco le principali. Ricordiamo i Bertarì e i Canöa, i Frér (per l’attività svolta, evidentemente), i Canète, i Macì, i Pico e i Pistóle. Le famiglie Laffranchi sono due: si tratta dei Belèhe e dei Móndi.

Anche ad Ono Degno abbondano i soprannomi delle famiglie, ma anche quelli dei singoli.
Tra i ceppi famigliari ricordiamo ancora gli Strapahì (la cui origine, sinceramente, non sappiamo individuare), che sono i Pirlo. I Dusi sono conosciuti come i Capèle, i Farì, i Nène, i Brüschi e i Palavér. Una famiglia Bertolotti è soprannominata i Molète perché anticamente svolgeva questa attività; l’altra è quella dei Padèle; un’altra ancora è quella dei Gaenèi.
Non si possono dimenticare i Fahènde e i Conéc’.
Simpatici sono anche i soprannomi delle famiglie Pirlo; una è soprannominata i Bragüc’, l’altra è quella dei Berlöch, l’altra quella dei Pipi, un’altra ancora sono i Fojade; infine si ricordano i Tajù, i Pio nóni (da Pio IX), i Manci (Nodér) e i Portoghèc’.
Anche i Butturini rientrano tra le famiglie con il soprannome; ci sono i Cafù, i Tàcoi, i Madalèc’ e i Cénche, i Bandére, i Batistù, i Tutì e i Brašarì.
Da non dimenticare i Pehòc’, gli Hcarpulì, i Lilì e i Bète, tutti Bacchetti. Gli Zanotti sono conosciuti come i Rihì. Ci sono poi i Hammarióle, i Magnì, i Caparì e i Lihne (tutti Dusina), i Dóre, i Nehöle e i Güšmì (Zanotti).

A Forno d’Ono si ricordano i Caròc’ e i Pipi (Dusi), i Belèhe (Laffranchi) come ad Avenone, gli Angelòti (Bonomi), i Madenéi (Gardoni), i Düri (Pirlo) e i Menéri (Garzoni).

A Levrange le famiglie degli originari sono sei: gli Albertini, soprannominati gli Spadì, i Cicì, i Nani e i Caporai. Seguono i Cargnoni detti i Gogeri. I Giacomini sono conosciuti come i Marulì, gli Zambelli come i Pachi e i Löster, i Levrangi come i Batàja.
I Pialorsi sono soprannominati i Boscaì, in ricordo della vecchia attività dell’intaglio ligneo; Pialorsi erano anche le sorelle Filiòche: tutte e tre andarono «a servizio» presso famiglie di un certo censo. Questo appellativo è interessante perché deriva dal credo latino, recitato durante la messa, là dove si diceva a proposito dello Spirito santo che «a patre filioque procedit».

Gian Battista Muzzi

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