Le chiese di Levrange

Levrange, antichissimo e nobile borgo della più estesa “Universitas Pertichae Vallis Sabbij”, ha avuto nel tempo, apportatore di fama e di tragedie al contempo, ben tre parrocchiali: S. Martino, S. Rocco, S. Rocco con titolarità a S. Martino.

Tutto ciò risponde e corrisponde significativamente al vissuto culturale, religioso, economico, artistico e sociale del borgo.

LA CHIESA DI S. MARTINO DI TOURS

La chiesa di S. Martino di Tours, di origini sicuramente benedettine, si perde nei tempi dell’alto Medioevo. Emancipata, nel 1500 circa, dalla pieve di Mura (cui doveva ovvi tributi), fu eretta a prima parrocchia autonoma. Suoi, con certezza, sono sia il cinquecentesco crocefisso che la statua lignea della Vergine dello stesso periodo, ora nella attuale parrocchia di S. Rocco.

Lo spostamento ad ovest del nucleo abitativo fece sorgere, in seguito, la chiesa di S. Rocco (1600 circa).

 


 

LA CHIESA DI S. ROCCO (vecchia parrocchiale)

La chiesa di S. Rocco immediatamente si munì del campanile, per un chiaro richiamo sia dei fedeli che di un nuovo prestigio assunto: quella di effettiva parrocchiale.

Non fu difficile, vista la presenza dei noti intagliatori lignei Pialorsi, detti Boscaì, arricchire la ricostruita chiesa (terminata nel 1716  e consacrata nel 1734) con opere degne per i cinque altari: “il Maggiore, SS. Trinità, S. Rosario, S. Antonio, S. Pietro Martire”.

 

 

 


L’ATTUALE CHIESA DI S. ROCCO

L’ attuale chiesa parrocchiale di S. Rocco, costruita nel 1963 (consacrata nel 1967) a seguito del terribile smottamento del 1959, che portò via case e territori, sostituì la precedente resa inagibile.

Vi furono riportate tutte le opere, lignee e non, della chiesa pericolante e le stesse fanno armonico sfoggio di grazia barocca e di danzante eleganza. I Boscaì, soprattutto con l’ancona dell’altar maggiore (la gloria di S. Rocco), riescono a tutt’oggi a stupire e a rendere l’atto devozionale di preghiera in un sussulto di meraviglioso fascino artistico.

Francesco, il “genius loci”, con l’aiuto del figlio Giovanni Battista, la firmò nel 1734.

Analoghe sono le cappelle laterali, dove legno e dipinto diventano un unico coronamento visivo, artistico e spirituale.

La pala dell’altare centrale è una splendida tela raffigurante “la Vergine col Bambino e le figure di S. Martino, S. Rocco, S. Sebastiano”, con volumi e tonalità cromatiche vicine alla scuola del Correggio.

Alle pareti del presbiterio: a sinistra, “il transito di S. Giuseppe”, a destra “il martirio di S. Sebastiano con i santi Fabiano e Rocco”: entrambe tele di scuola veneta della seconda metà del ‘500.

Anche il marmo policromo (delle botteghe di Rezzato) dell’altar maggiore si compenetra con tutto l’insieme.

Le cappelle laterali:

  1. La prima (a destra per chi entra) ci presenta una splendida cornice lignea del ‘500, nella quale è inserito un dipinto, moderno, di Giacomo Olini.
  2. La seconda contiene l’altare dell’”Annunciazione” (con pala proveniente dalla chiesa di S. Martino), con ricca ancona boscaina e tela attribuita al Mombello (“L’Adorazione dei Magi).
  3. La terza cappella, della “Sacra Famiglia”, presenta una ricca ancona lignea, con statue allegoriche, con raffinati reliquiari, con colonne tortili, con cimasa che racchiude la tela raffigurante “la SS. Trinità”, cui corrisponde, più bassa, la tela della “S. Famiglia”, di scuola veneta.
  4. La quarta cappella (prima a sinistra per chi entra) contiene l’altare di S. Antonio, con ancona del 1600. La pala, che rappresenta “la Madonna che appare ai santi Faustino e Nicola da Tolentino, è opera del 1632 di Pietro Mera, di padre fiammingo.
  5. La quinta cappella (seconda a sinistra per chi entra) ci propone, oltre alla classica ancona lignea a motivi floreali, “la Madonna di Fatima con i tre pastorelli”, eseguita dai fratelli Poisa di Brescia (anno 1952). Si ammira qui anche una particolare tela, nordica di impostazione, che rappresenta “la Crocifissione”.
  6. La sesta cappella, della “Madonna del Rosario”, (terza a sinistra per chi entra) presenta una pregevolissima ancona con statue allegoriche (a sinistra “la Regalità”, a destra “la Sapienza) e una “Madonna Immacolata” nella parte terminale, secondo i consueti schemi dei Boscaì. La pala, manieristica, rappresenta “il papa S. Pio V, S. Antonio Abate, la personificazione di Venezia e di Brescia ed altri personaggi che onorano la Madonna nell’atto di porgere la corona del rosario ai santi Domenico e Lucia”. Alla parete di sinistra la settecentesca tela che raffigura “S. Martino con i santi Faustino e Giovita”.

Altre opere degne di nota sono:

  • la cantoria e la soasa che racchiude le canne dell’organo, i confessionali, opere di Giovanni Battista Pialorsi (dal 1661 al 1670),
  • il pulpito, eseguito nel 1911 da Benaduci di Rovato;
  • la bussola, del levrangese Luigi Ebenestelli, eseguita nel 1938;
  • l’antica acquasantiera, del magistro Jacobus di Hono,
  • gli stalli del coro, attribuiti a Giovan Battista Boscaì;
  • le raffinatissime calicere della sacrestia, dei Boscaì.
  • Le rinnovate volte della navata e del presbiterio, opere pittoriche di Giacomo Olini.

Con tutta questa ricchezza artistica dell’interno, qualcuno potrà notare la povertà e la nudità dell’esterno della chiesa, cosa, peraltro, puramente voluta, quasi a copia della veneziana arte di costruire le dimore dei nobili, doviziose internamente, scarne all’esterno.

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