La Rai racconta Livemmo

Bresciaoggi, 26 febbraio 2006

Vista anche la particolare collocazione, un po’ scomoda per chi non frequenta abitualmente la montagna, l’inverno non facilita le visite dell’antico e prezioso forno fusorio di Livemmo di Pertica Alta. Ma già tra poche settimane sarà possibile osservare da vicino gli importanti lavori di recupero già effettuati (via di accesso comprese), e inoltre sarà possibile conoscere l’antico impianto siderurgico stando comodamente seduti in poltrona, perchè Rai Educational dedicherà un ampio spazio televisivo a questo sito di archeologia industriale.
Cosa è stato realizzato finora? In primo luogo è stata parzialmente disboscata la zona con la rimozione della vegetazione che aveva ricoperto le murature; quindi si è provveduto alla rimozione del terriccio che nascondeva l’antico manufatto alla vista. Poi si è passati al consolidamento e al restauro dei manufatti ritrovati, e alla realizzazione di un ponticello pedonale.
Tutte opere, queste, che hanno visto la partecipazione diretta del Comune di Pertica Alta, della Comunità montana della Valsabbia e dell’Università di Padova.
«E successivamente, col secondo lotto da 100 mila euro (70 mila forniti dal Gruppo di azione locale di Garda e Valsabbia, e 15 mila a testa da Comune e Comunità montana) – spiega il sindaco perticarolo Denis Zanolini – sono state realizzate importanti ricostruzioni; è stata evidenziata la traccia del ciclo produttivo, sono stati compiuti alcuni consolidamenti e, per promuovere l’intero sito, sono stati realizzati parapetti in legno, panche e pannelli didattici».
E restando sempre nel campo promozionale, mentre la scuola media vestonese ha realizzato, nell’ambito del progetto didattico «La storia nella memoria», un pregevole libro sul forno fusorio (grazie anche all’apporto dello studioso vestonese Giancarlo Marchesi), la grande novità è, dicevamo, rappresentata dall’arrivo di operatori e giornalisti di Rai Educational: la rete culturale diretta da Gianni Minoli.
Andando alla scoperta dei tesori nascosti delle Pertiche, proprio in queste settimane i tecnici effettueranno le riprese di una puntata del programma «Gioielli dell’arte anonima italiana, alla scoperta di capolavori segreti e nascosti», che coinvolgerà, oltre ai classici e più conosciuti tesori delle due Pertiche (dal santuario di Barbaine alla Casa torre di Ono Degno, per citarne solo un paio), anche il sito metallurgico sul torrente Tovere.
Intanto si continua a scavare nella storia. «Questa struttura – ricorda lo storico Marchesi – nasce probabilmente nel Trecento». E nel ’600, il podestà di Brescia Giovanni da Lezze scriveva nel suo Catastico: «…si trova sopra il torrente Tover, che nasce dalle montagne della Pertica et mette capo nel Chies…».
Nel 1808 raccontava invece Francesco Torriceni: «…nel decennio 1798-1807 l’impianto di Pertica lavorò per 60 mesi, con una media annua di 6.500 quintali di ghisa prodotti…».
Al 1830 risalgono infine le note di Pietro Rebuschini, ispettore censuario: «Il forno viene alimentato colla miniera di Collio e di Bovegno, traversando in estate il monte detto Colle di Croce, e nell’inverno tenendosi la strada di Marmentino, impiegando circa 6 ore coi muli…».
Ora il forno fusorio, raggiungibile sia da Mura via laghetto di Bongi e sia dalla Pertica Alta, attraverso la strada comunale Brignole-Granolze, fermo ormai da oltre un secolo e mezzo (la chiusura risale al 1848), non riprenderà più a produrre ghisa.
Ma potrà raccontare la propria storia, che è quella della Pertica Alta e delle tremende fatiche della lavorazione del ferro. «Siamo in attesa di un terzo lotto, ammissibile con un Piano locale di interesse sovracomunale – conclude in sindaco -. Vogliamo fare in modo che il sito, diventando presto visitabile, diventi un volano per l’economia turistica della Pertica Alta».

Massimo Pasinetti

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