La parrocchiale di S. Zenone a Ono Degno

L’attuale ed armonica chiesa parrocchiale di Ono Degno è di chiara impostazione settecentesca, costruita, però, su un preesistente edificio sacro molto più antico, citato nel 1410 (nel Catalogo capitolare) come già autonomo dalla pieve matrice di S. Maria della Corna di Mura, da cui dipendevano le diverse comunità cristiane sia delle Pertiche che del Savallese.

Sull’esterno, più antico, una meridiana dipinta segna la data del 1694, parte residuale di elementi murari antecedenti.

L’interno è maestoso ed elegante al tempo stesso.

Sopra la porta di ingresso, nella controfacciata, in un grande affresco vi è raffigurata (elemento comune nelle chiese della zona) la “cacciata dei mercanti dal tempio”, mentre sulla volta della navata Paolo Corbellini, tra il 1745 e il 1750, dipingeva alcuni episodi della vita del vescovo veronese, S. Zenone.  Negli spicchi della prima vela vi sono raffigurati quattro grandi profeti, mentre negli spicchi della seconda vi sono affrescati i quattro dottori della Chiesa occidentale.

Negli altri affreschi, ben individuabili ma di autore ignoto, si rappresenta “S. Zenone in adorazione del SS. Sacramento” e “la gloria di S. Zenone e l’assunto trinitario”.

L’altare maggiore, marmoreo, è del 1765, opera di Gioannino Cavaglieri di Virle.

Numerose, oltre agli affreschi, sono le tele, non sempre attribuibili ad uno specifico autore, ma tutte di notevole impianto compositivo e cromatico.

Così troviamo al primo altare, a destra rispetto all’ingresso, la tela con “S. Antonio da Padova, l’Angelo custode e S. Gaetano da Thiene”; la tela del secondo altare, dedicato alla Madonna del Rosario, raffigura “la Madonna con i Santi Domenico, Caterina, Sebastiano e Rocco”, opera attribuita dai documenti a Domenico Voltolini.

La pala dell’altar maggiore raffigurante “la Madonna in gloria e S. Zenone” è opera settecentesca, sulla quale i vari critici hanno formulato diverse attribuzioni.

Sopra la porta che immette in sacrestia, degna di nota è la bella tela (sempre di autore ignoto) che rappresenta “la Madonna con S. Zeno, S. Antonio Abate, S. Caterina e S. Domenico”.

Sull’altare dell’Immacolata la tela è opera di Domenico Voltolini (1731).

Bella e composita è pure la tela dell’ultimo altare (“la Gloria di S. Giuseppe, i Santi Antonio Abate, Monica, Vincenzo Ferreri e Pietro”), databile attorno al 1734.

L’organo è una imponente opera di Cesare Bolognini ed è descritto in un documento del 1734 come “ragguardevole per mano di virtuoso autore”.

Gli intagli della cassa, come i confessionali e le bussole, sono opera di Gioan Battista Bonomi (1768-69).

In sacrestia otto ovali raffigurano “S. Pietro, S. Paolo, l’Addolorata ed i misteri dolorosi”.

La chiesa, nel suo insieme e dall’alto, svetta come sacro richiamo e scrigno di valori materiali e spirituali, non sola, perché accompagnata in questa virtuale ascesa dalle altre tre chiese, che connotano l’antico borgo e lo arricchiscono d’arte e di religiosità.

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