La chiesa dei Ss. Nomi di Gesù e Maria in Navono

Una grande mano, virtuale se si vuole ma decisiva, alla costruzione della chiesa (frutto di un voto della popolazione nel 1611), la diede il grande predicatore domenicano Serafino Borra che, con i suoi dardi infuocati contro blasfemi e bestemmiatori propugnava la diffusione della fede e della devozione ai SS. Nomi di Gesù e di Maria.

Nel giorno della festività del Nome di Gesù dell’anno 1623, il curato, Cristoforo Pirlo, poteva celebrarvi la prima messa, pur in un’aula ancora priva delle ricchezze ornamentali che verranno dopo, a peste ultimata (quella esiziale del 1630) ed in seguito ai numerosi lasciti.

Nella prima metà dell’Ottocento il campanile (e successivamente le campane) completava la chiesa che, a detta di don Luigi Maccabiani, parroco di Lavino nel 1911, era “riccamente fornita (forse più della parrocchiale)”.

La facciata della chiesa è semplice e ben proporzionata, con un lapideo portale di rilievo. L’interno, con volta a botte, presenta ai lati del presbiterio, quasi in parallelo con l’altar maggiore, anche due altari minori, in una connotazione strutturale singolare rispetto alle altre costruzioni che prevedono altari laterali a nicchia. I documenti attribuiscono le opere di intaglio ligneo ai Bonomi e, precisamente, a Giovanni Pietro, al figlio Faustino e al nipote Giovanni Battista, massimamente attivi proprio in quel periodo.

L’ancona dell’altar maggiore è bella e imponente, con la lignea e prestante Madonna.

Gli altari laterali, con ancona e paliotto ligneo, da attribuire a Faustino Bonomi e al figlio Giovan Battista, presentano, quello di sinistra, la pala con la Madonna del Carmelo con i santi Antonio abate ed Antonio da Padova; quello di destra, la pala con S. Carlo in gloria, S. Lucia e S. Apollonia.  Entrambe le tele, come risulta dai pagamenti effettuati dal 1712 al 1715 scritti nel Registro della chiesa del S. Nome di Dio di Navono (1675-1751) e nel Libro delle partite del spettabil Comune di Navono, sono opera del pittore dimorante a Brescia, Antonio Oberino.

L’organo, con targa “Giovanni Bianchetti di Brescia, n. 29, anno 1905”, è sostitutivo di uno precedente costruito da Fedele Orlando di Preseglie nel 1681, seguito poi da quello realizzato dal Doria nel 1737. La cantoria e la cassa sono opere di Bonomi Giovan Battista che le intagliò nel 1769, come risulta dal pagamento registrato nel Libro Mastro (1753-1814).

Non vanno sottaciute le altre opere, dal nuovo marmoreo altar maggiore del

1764, opera di Paolo Bombasone e di Domenico Tagliani di Rezzato, agli stalli del coro ligneo, al banco della sacrestia, opere di Giovanni Pietro Bonomi di Avenone; non ultimo un finissimo paramento completo di broccato d’argento, acquistato a Brescia nel 1740 dal “Sig. Gio. Batta Suero”, come sempre diligentemente viene annotato nel Registro della chiesa del S. Nome di Dio di Navono (1675-1751) , a futura memoria dei posteri, “a lode e gloria di Dio Ottimo e Massimo e di Maria Vergine”, sicuramente interpretando appieno le finalità di tanta devozionale cura d’arte.

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