È il 30 aprile 1601: la lacrimazione della Madonna del Pianto

A Ono Degno è l’inizio del ‘600. Avvenimenti eccezionali non ne accadono ormai da parecchi anni, e in passato sono sempre stati luttuosi e funesti. D’improvviso il paese si sveglia dal lungo torpore per un fatto strabiliante: da una sacra Tavoletta la Madonna ha incominciato a piangere. Come portata dal vento di primavera, la notizia si propaga per monti e valli. L’evento tanto strepitoso scuote anche i più indifferenti. La gente arriva a Ono proveniente da mille sentieri. Giunge sospinta da innata curiosità, ma poi, vedendo il fatto, si commuove fino al pianto. Piange per la commozione e la gioia, unendo le proprie lacrime a quelle che stanno scendendo dal volto della Madonna. Ma qual è l’origine di quella sacra Tavoletta?

 

L’origine

Bisogna sapere che un certo Giov. Antonio Dusi fu Roberto, nativo di Ono, verso la fine del ‘500 si era recato presso un compaesano residente a Venezia con l’intento di far quadrare il bilancio familiare con il lavoro delle proprie braccia. Durante quella permanenza il Dusi, mosso dalla sua profonda religiosità, acquista una tavoletta di legno sulla quale sta dipinto in stile slavo un ritratto della Beata Vergine che tiene in braccio Gesù infante nell’atto di succhiare il latte materno. Alla fine del lavoro il Dusi ripercorre il lungo viaggio per far ritorno al paese nativo. È felice per il gruzzolo di denaro che aveva potuto guadagnare, ed è contento di portare a casa la sacra Tavoletta, verso la quale porta tanto affetto e devozione.

Rientra finalmente in seno alla famiglia. Nella sua vecchia casa, povera e disadorna, riesce a ricavare una piccola nicchia entro un muro di una parete. Lì dentro colloca con venerazione la sacra Immagine della Vergine. Non ancora contento di ciò, vi pone davanti una anconetta di legno con due porticine per avere la possibilità di poterla scoprire ed inserrare a piacimento. Tutte le sere la famigliola si sofferma davanti a quella sacra Tavoletta, recita il rosario e tutte quelle preghiere suggerite dalla devozione filiale verso la Madre di Dio. Il Dusi faceva il boscaiolo. Si trattava di un lavoro faticoso, impegnativo, svolto nel disagio e quasi sempre in luoghi lontani.

Costretto dalla necessità di avere un valido aiuto, il Dusi conduce al lavoro anche l’intera famiglia. Si riposano in una baita improvvisata con rami intrecciati. La moglie è purtroppo affetta da epilessia, per cui il Dusi durante il lavoro se la tiene costantemente vicino, sempre pronto a soccorrerla quando la vede in crisi. A sera, la loro preghiera si prolunga nel silenzio dei boschi. In quella solitudine il pensiero corre sovente alla cara Immagine rinchiusa entro le due porticine dell’anconetta. Durante la stagione invernale e primaverile la famiglia vive in paese, e, prima di andare a riposo, non mancano mai le devozioni fatte in ginocchio davanti alla Effigie della Madonna.

 

Il fatto miracoloso

Arriva il sabato 30 aprile 1601. Sembra una vigilia di festa come tante altre. Come al solito, dopo la cena, la famiglia Dusi è raccolta in preghiera. Prega a lungo al pallido chiarore di un lume. Dopo aver soddisfatto alle solite devozioni, i genitori vanno al riposo. Bisogna sapere che tra i figli del Dusi c’è anche Caterina nella cui cameretta si trova proprio la sacra Immagine. Quella sera essa si sofferma ancora in preghiera per meglio effondere la sovrabbondanza del proprio amore verso la Madonna. La Vergine deve aver gradito quelle accorate preghiere della fanciulla. D’un tratto gli occhi di Caterina sembrano travedere.
Guarda meglio.
Fissa con intensità i due piccoli occhietti dell’Immagine.
Non le sembra vero, eppure è una realtà che le fa emettere istintivamente un grido prolungato che è tra lo spavento e la meraviglia. Poi chiama a tutta voce: «Mamma, vieni! La Madonna piange»!
In verità dagli occhi della Vergine stanno scaturendo abbondanti lacrime.
A tali grida accorrono mamma e scaturendo abbondanti lacrime. papà. Pensano si tratti di una ingenuità o di una allucinazione della figlia. Essi osservano con attenzione, e sorpresi. Caterina aveva visto giusto: i piccoli occhi della Madonna restano, dipinta su quella tavoletta, versano davvero lacrime in continuazione. Sopraffatti da indicibile gioia, sul momento non sanno che fare. Si affacciano poi alla finestra e gridano ai quattro venti ciò che sta accadendo.

 

Notte insonne

A Ono non si dorme in quella notte. La notizia si divulga in un baleno nelle due contrade avvolte nel buio. Alcuni, già a letto, vengono svegliati dai passi rumorosi di gente che corre e da un vocìo insolito e concitato. Tutti corrono verso l’abitazione del Dusi. Davanti a quella porta si forma una ressa. Troppi sono gli uomini e le donne che vorrebbero entrare nella stanza di Caterina, ma è già intasata di gente. Intanto i primi accorsi stanno osservando il fatto miracoloso. In quell’umile stanzetta si piange di gioia vedendo un tale prodigio. Alcuni osano toccare con venerazione le lacrime versate dalla Madonna, e le assaggiano con la lingua: dicono che sono lacrime vere, ma tanto dolci. I genitori di Caterina prendono un vasetto di terracotta e raccolgono con mano tremante quelle lacrime che continuano a scendere copiose. Nella stanza benedetta si alternano a fatica quanti sono accorsi dalle due frazioni. Tra i primi era arrivato il rettore don Costantino Nicolini che, visto il prodigio, fa suonare le campane a festa per annunciare a tutti quanto di eccezionale sta accadendo in parrocchia.

 


Tratto dalle pp. 75-77 dal libro “Perché hai pianto? – Ono Degno e il suo santuario” / Luigi Bresciani; editrice La rosa, 1993

 

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Un commento

  1. Grazie per il racconto di questa devozione e per la fotografia della Madonna. Sembra proprio un’antica icona!

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